Come può il latte in polvere contenere la salmonella?

PAOLO MAGLIOCCO
 
 

I 35 casi di salmonellosi provocati da latte in polvere per l’infanzia prodotto dalla Lactalis hanno costretto l’azienda francese ad ammettere la contaminazione e anche il mancato ritiro delle confezioni dopo le prime segnalazioni, avvenute a dicembre.

Ma come può un latte in polvere, trattato e confezionato, contenere la salmonella, ossia un batterio che di solito immaginiamo di poter trovare in prodotti freschi come le uova o le carni?

La prima cosa da sapere è che il latte in polvere, anche quello per l’infanzia, non è sterile, come avverte chiaramente l’Organizzazione mondiale della sanità nelle sue Linee guida dedicate proprio all’uso corretto del latte in polvere. Durante la trasformazione il latte liquido viene portato a temperature molto elevate, oltre i 100 gradi, per disidratarlo. E queste temperature dovrebbero eliminare quasi tutti i microorganismi. Però dopo il processo di essicazione il latte ormai ridotto in polvere può di nuovo essere esposto a contaminazioni, da parte delle persone che lo lavorano o dell’ambiente in cui si trova, come spiega sempre l’Oms.

 

Questo significa che anche la salmonella che era presente nel latte Lactalis con ogni probabilità non viene dal latte stesso, ma lo ha colonizzato dopo, nella fabbrica dell’azienda.

In ogni caso, sulle confezioni del latte non c’è scritto che non si tratta di un prodotto sterile, come molti consumatori pensano che sia.

 

La seconda cosa da sapere è che la salmonella è un batterio che può resistere molto a lungo, anche senza riprodursi e proliferare. A temperatura ambiente in un prodotto con scarsa presenza di acqua come il latte in polvere può resistere per anni. Tra 35 e 45 °C invece i batteri riprendono a moltiplicarsi velocemente e questo li può rendere pericolosi, perché aumenta la quantità che viene poi ingerita. Il rischio della sua presenza nel latte in polvere, d’altra parte, è noto e infatti le Linee guida dell’Oms lo citano immediatamente.

 

La terza cosa da sapere è che mentre la maggior parte delle marche di latte in polvere raccomanda di sciogliere il prodotto in acqua a 50 gradi, il batterio resiste fino a 70 gradi e per essere sicuri di eliminarlo un alimento dovrebbe essere portato a questa temperatura per circa quindici minuti (l’Oms raccomanda solo i 70 gradi, da controllare con un termometro). Anche se l’acqua viene fatta bollire prima, anche se il biberon è stato sterilizzato, anche se l’ambiente in cui si prepara il latte è pulito e ci si è lavati le mani, il rischio di contaminazione resta perché il batterio può essere nella polvere.

La salmonellosi negli adulti non è pericolosa, mentre nei lattanti, che sono anche più vulnerabili all’infezione, la disidratazione provocata dalla diarrea può creare rischi seri.

Ancora peggiore è l’infezione causata da un altro batterio che pure può nascondersi nel latte in polvere, l’Enterobacter sanazakii. I casi di infezione di lattanti da parte di questo batterio sono molto più rari di quelli da salmonella, però l’Oms segnala casi mortali.

Fonte: la stampa.it

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