Dalla margarina al latte di soia, la guerra del “cibo falso” negli Usa

I produttori americani di latte e latticini sono sul piede di guerra e chiedono un giro di vite contro il “latte” di soia, riso e mandorla. Secondo loro questi prodotti confondono il vero significato di “latte” per i consumatori. Pronta la risposta del Good Food Institute, gruppo che difende gli interessi di questi altri produttori, che, rivolgendosi all’agenzia federale competente, la FDA (Food and Drug Administration), ha chiesto la “liberalizzazione” dell’uso di termini come “latte” e “salsiccia” se nelle etichette tali termini vengono modificati in modo sufficiente da chiarire il reale contenuto della confezione. La questione è diventata politica quando un gruppo bipartisan di deputati ha inviato una lettera alla FDA per promuovere una indagine sulla questione del “latte falso”. E’ solo l’ultima delle battaglie tra produttori sull’autenticità degli alimenti, battaglie che scaturiscono spesso dal progresso tecnologico dell’industria alimentare ma anche dalle abitudini e dalle diete specializzate in voga tra i consumatori: le “wyngz” di un prodotto Nestlé si chiamano così al termine di una disputa sull’uso della parola “wings” per identificare le ali di pollo disossate e fritte presenti nella scatola del surgelato; discorso simile per la “mayo” vegan senza uova che ha fatto infuriare i produttori di uova; per lo “yogurt” Yoplait Greek l’oggetto del contendere era un concentrato di proteine del latte non previsto dalle norme che definiscono cosa sia yogurt in Usa. Secondo la denuncia quel prodotto oltre al “dettaglio” di non essere affatto greco non poteva essere proprio definito yogurt. Il caso è finito alla FDA ma si è chiuso tacitamente quando l’azienda produttrice ha cambiato la ricetta non utilizzando più l’ingrediente incriminato, Questa “guerra del cibo” negli Stati Uniti data fin dalla fine dell’Ottocento quando un deputato del Wisconsin bollò la margarina come “burro falso”. Nel 1886 i produttori di latticini fecero pressione per introdurre una tassa federale su questo succedaneo  e nel 1902 fu introdotta una tassa ulteriore sulla margarina “ingiallita” per assomigliare di più al burro. In alcuni Stati quella colorata fu proibita e i produttori per un po’ di tempo aggirarono l’ostacolo vendendo insieme ai panetti di margarina anche una fiala di colorante giallo in modo che le persone potessero tingerla autonomamente. Un po’ come accade in Europa con le regole comunitarie anche negli Stati Uniti l’amministrazione federale stabilisce nel dettaglio le caratteristiche che devono avere certe tipologie di prodotti alimentari. E’ appunto il caso del latte che secondo gli standard federali deve essere l’alimento ottenuto attraverso la “completa mungitura di una o più mucche sane.” Ed ecco che si accende la polemica. “I mammiferi producono latte, non le piante” dice Jim Mulhern, rappresentante di categoria dei produttori di latte. Dall’altra parte l’associazione dei produttori di alimenti di origine vegetale risponde che questi standard sono stati introdotti per prevenire l’utilizzo di ingredienti scadenti a danno dei consumatori e che non è quello che fanno i produttori di latte di soia, mandorla o riso.

Fonte: http://www.rainews.it

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