Il vero significato del “latte”

Perché chiamare un prodotto “latte di…” oppure “formaggio vegano” quando si tratta di un analogo del latte ottenuto da ingredienti vegetali?

Nella UE, il Regolamento n.1308 del 2013 stabilisce che termini quale latte, formaggio, yogurt, possono essere usati solo per prodotti ottenuti dai mammiferi e legislazioni simili esistono anche in diversi altri paesi. Il divieto di usare il nome latte per un prodotto che tale non è risulta assai logico, per la tradizione, la storia, ed anche per fornire al consumatore l’esatta percezione del prodotto acquistato.

Oggi diventano però sempre più diffusi prodotti alternativi al latte derivati da ingredienti come soia, riso, mandorle e si ritiene che raggiungeranno nei prossimi anni un valore complessivo di 20 miliardi di Euro a livello mondiale, con una crescita annua del 13%. Questo successo strabiliante, nei paesi ad economia più avanzata, rende ancor più necessario chiarire quali siano le materie prime da cui deriva questa crescente miriade di prodotti analoghi, evitando qualsiasi ambiguità nel richiamo al latte o al formaggio, termini che hanno un valore intrinseco.

È crescente la pressione da parte di chi vorrebbe usare il termine “formaggio” per un prodotto fermentato e stagionato partendo dalla soia, o “latte” per una bevanda ottenuta dal riso; questo sia esso produttore o consumatore. Tale posizione associa chi vede l’opportunità di inserirsi nel crescente business dei prodotti animal-free a chi ritiene che la sostenibilità delle produzioni sia maggiore per i prodotti vegetali. Dunque diventano sempre più forti le voci di chi vuole che latte debba essere un termine indistinto dalla specifica origine, animale o vegetale che sia, e che lo sviluppo debba essere sulla complementarietà dei consumi piuttosto che sulla competitività delle produzioni.

Ma in tutto questo, come farà il consumatore a sapere cos’è ciò che compera e ciò che mangia?

Fonte: http://news.clal.it/it/il-vero-significato-del-latte/

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