In chiaro le origini di ogni latte

La nuova etichettatura d’origine del latte, anche per gli alimenti che lo contengono, non riguarda il solo latte vaccino, ma l’obbligo di trasparenza si estende a tutti i generi di latte di origine animale. Quindi, anche al bufalino, all’ovi-caprino e al latte d’asina. Nessun vincolo di etichettatura, invece, per l’origine delle carni contenute negli alimenti, come, al contrario, prevede un analogo recente provvedimento in Francia (si veda ItaliaOggi del 6/7/2016). Stiamo parlando del decreto interministeriale messo a punto dai dicasteri delle politiche agricole e dello sviluppo economico, che ha ricevuto l’imprimatur, per silenzio assenso della Commissione europea, il 14 ottobre scorso (si vedano ItaliaOggi del 5 e del 19 ottobre 2016). Il testo del decreto è al vaglio della Conferenza stato-regioni dal 19 ottobre; le previsioni riguardano esclusivamente l’Italia e spiegano come indicare l’origine della materia prima, in base ai dettami del regolamento Ue 1169/11. In caso di vendita di un prodotto con etichette non conformi, le sanzioni pecuniarie che scatteranno sono quelle previste dall’art. 4 comma 10 della legge n. 4/2011. E cioè da 1.600 euro a 9.500 euro. Viene però disposta una deroga: i prodotti in tabella, portati a stagionatura, immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, potranno essere venduti fino a esaurimento scorte, ma entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto.
Dunque, Bruxelles ha, di fatto, reso operativo un obbligo di etichettatura che andava realizzato da tempo, cioè dal 13 dicembre 2014, mediante l’emanazione di un apposito atto esecutivo a firma della Commissione Ue. Ma le forti resistenze di alcuni stati membri, insorte negli anni, ne hanno finora bloccato il varo. Per questo, l’esecutivo europeo, come già fatto per la Francia, ha accettato di dare via libera a un decreto nazionale temporaneo. In attesa che riesca a pubblicare il suo, di atto esecutivo.

Fonte: italiaoggi.it

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