Veneto: oltre 530mila euro per i 283 allevamenti che subirono la crisi

  • Allevatore latte

Arrivano i soldi per 283 stalle bellunesi, a sostegno delle perdite subite nella crisi del prezzo del latte del 2016. Avepa sta ultimando in questi giorni, i pagamenti dei 532 mila euro complessivi, previsti per il territorio bellunese.

A darne notizia è Confagricoltura Belluno che reputa questi contributi come «una boccata di ossigeno indispensabile per mantenere in vita aziende gravate da anni di debiti e bilanci in rosso. Si tratta di fondi della Regione Veneto per le aziende con bovine da latte, ma anche per gli allevamenti di ovicaprini e di suini da riproduzione», precisa Gianni Slongo, allevatore dell’associazione e coordinatore del comitato trasversale degli allevatori bellunesi. «I soldi», prosegue, «ci serviranno a pareggiare le perdite che sono ancora consistenti, sia per le conseguenze della crisi, sia perché il prezzo del latte, nonostante il recupero a 40 centesimi al litro, non copre ancora i 45 centesimi di costi di produzione delle stalle di montagna. Al di là dell’aspetto economico, si tratta tuttavia di un risultato importante, raggiunto grazie a un gioco di squadra portato a termine superando sigle e divisioni e facendo massa critica». Alle singole stalle andranno contributi in base al numero di bovine da latte possedute nel periodo di riferimento del bando regionale.

Il comitato è partito tre anni fa, con l’abolizione delle quote latte e l’inizio della grande crisi, riuscendo a far arrivare le istanze in Parlamento e alla Commissione agricoltura dell’Ue.

«Per questo risultato dobbiamo ringraziare i sindaci dei Comuni bellunesi, che hanno messo all’ordine del giorno e fatto approvare il documento in cui mettevamo in evidenza la fragilità della zootecnia da latte nelle zone montane, ma anche tutti i nostri parlamentari bellunesi che ci hanno sostenuto a Roma: da Raffaella Bellot a Federico D’Inca e Giovanni Piccoli, ma anche all’europarlamentare Herbert Dorfmann che ci ha dato una mano a Bruxelles. Grazie anche alla provincia di Belluno, alla Comunità montana feltrina, alla professoressa Serena Turrin e all’avvocato Enrico Gaz che ci ha aiutato nell’elaborare il documento inviato ai Comuni, oltre al presidente di Confagricoltura Belluno, Diego Donazzolo».

La misura verrà, con ogni probabilità, rifinanziata anche nel 2017 e, perciò, nel 2018 gli allevatori bellunesi potranno contare su una nuova elargizione di contributi. «Il comitato, al quale aderiscono 40 aziende, ha inaugurato un nuovo metodo di lavoro comune», sottolinea Slongo, «infrangendo le barriere politiche e riuscendo a far arrivare alle istituzioni il messaggio sul ruolo insostituibile degli allevamenti montani nella gestione degli ecosistemi agrari, del paesaggio rurale e dell’equilibrio idrogeologico della montagna. Ora intendiamo produrre nuove proposte ed elaborare strategie per la prosecuzione dell’attività zootecnica in montagna. Uno dei temi su cui stiamo lavorando è l’obbligo dello sfalcio a mosaico dei prati, con il 10% del prato non tagliato nei primi due sfalci, previsto dal Piano di sviluppo rurale per la protezione della fauna. Una misura che sta creando notevoli difficoltà agli allevatori dei territori montani, dove la parcellizzazione delle proprietà rende difficilmente applicabile questo tipo di operazione. Ma si tratta di una precauzione che per il territorio bellunese non ha senso, considerato l’aumento esponenziale della fauna selvatica».

Fonte: http://corrierealpi.gelocal.it

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