Le lait? Une panacée, mot de passe expert

Lo chiamano anche “oro bianco” per le sue proprietà nutritive. È un comfort food sano, nutriente e incredibilmente prezioso per le nostre ossa. Stiamo parlando del latte vaccino, la cui reputazione è stata messa in discussione negli ultimi anni, ridimensionandone l’importanza nella nostra dieta, se non addirittura suggerendone una presunta dannosità per la salute. Possiamo dire che sia un alimento bullizzato attraverso informazioni parziali o non sempre veritiere. Gli esperti, riuniti in un Simposio organizzato da Nutrition Foundation of Italy, ne confermano invece un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione, rivalutandole il ruolo nella nostra alimentazione.

Eppure, stando ai risultati dell’Osservatorio NestléFondazione ADI, ben il 25% degli italiani ha eliminato questo prezioso alimento dalla propria dieta.

Secondo gli esperti il latte vaccino è un alimento con caratteristiche nutrizionali peculiari per il mantenimento di un buon equilibrio nutrizionale in tutte le età della vita e in condizioni fisiologiche specifiche, come la gravidanza e l’allattamento o durante l’allenamento per lo sportivo. In più, per il suo contenuto di calcio, il rapporto tra consumo di latte (o di prodotti della filiera) e massa ossea è determinante per tutto l’arco della vita, in particolare durante le prime fasi di crescita del bambino.

Secondo quanto emerso durante il Simposio di Nutrition Foundation of Italy, il latte vaccino, consumato secondo le indicazioni delle linee guida e nell’ambito di un’alimentazione sana ed equilibrata, è in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi nutrizionali di alcuni macronutrienti (proteine) e micronutrienti (vitamine e minerali). Sfatato anche il mito secondo cui esisterebbe una connessione tra il consumo di latte e il rischio di insorgenza di sovrappeso, obesità, diabete, o di sviluppo di malattie cardiovascolari.

Vale la pena poi ricordare che non esistono motivi per bandire o limitare il consumo alimentare di latte, al di fuori delle condizioni di allergia alle proteine del latte (da affidare esclusivamente allo specialista) e delle intolleranze sintomatiche al lattosio (gestibili peraltro in maniera adeguata, scegliendo il latte e derivati delattosati). Per finire, il suo consumo regolare si associa al mantenimento dell’abitudine a fare la prima colazione: una consuetudine i cui favorevoli effetti metabolici e sul benessere generale dell’organismo sono ben riconosciuti.

«I consumi di latte nel nostro Paese – afferma Andrea Poli, Presidente di NFI – sono in media bassi e decrescono con continuità da alcuni anni». Secondo quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione ADI, che ha analizzato un campione totale di 5.500 soggetti, infatti solo il 41% degli italiani consuma latte tutti i giorni della settimana (anche più volte al giorno), percentuale in calo di 14 punti percentuali rispetto al 2012 (41% nel 2016 vs 55% nel 2012). «Questo andamento dei consumi – conclude il dott. Poli – ha probabilmente spiegazioni differenti: oltre alla scarsa conoscenza dell’alimento-latte, si stanno diffondendo tra il vasto pubblico falsi miti sui possibili effetti negativi del consumo del latte stesso sulla salute umana».

Lo scenario delineato dal Simposio è però incoraggiante. Eppure, la parola degli esperti sembrerebbe valere meno dell’autodiagnosi, come confermano i dati dell’ultima edizione dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione ADI. Secondo lo studio, infatti, il 25% degli italiani ha dichiarato di aver eliminato/ridotto negli ultimi anni – dalla propria dieta – proprio il latte, indicando come motivazione di questa scelta: per il 47% la non digeribilità, per il 24% l’intolleranza, per il 16% il fatto che faccia ingrassare e per il 13% la sua componente iper proteica. Scelte soggettive e rispettabili che portano il 41% degli italiani a consumare latte tutti i giorni della settimana (anche più volte al giorno) a fronte di un 40% che, invece, afferma di consumarlo saltuariamente o mai e a un 14% che ritiene di soffrire d’intolleranza al lattosio.

«In questi ultimi anni – commenta il dott. Giuseppe Fatati – Presidente della Fondazione ADI e coordinatore scientifico dello studio voluto da Nestlé – è cresciuto il numero di pazienti che dichiara di soffrire di improbabili allergie e/o intolleranze. Ma è molto probabile che il dilagare di allarmismi infondati dipenda da uno scorretto metodo di informazione e diagnosi, che non può assolutamente essere quello del fai da te. Dati come questi, uniti alla tendenza sempre più evidente di ricorrere appunto all’autodiagnosi (la percentuale aumenta dal 5% nel 2010 al 25% nel 2016) evidenziano la necessità di affermare con forza il ruolo primario degli enti di riferimento affinchè la diagnosi di reali patologie sia ricondotta al medico».

 

Fonte: vanityfair

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