Gli italiani lo fanno meglio. Il latte

Aiutati che Dio ti aiuta. Perché «quando vediamo camion ceki, polacchi, bulgari, oltre a quelli targati Francia e Germania, scaricare latte nei caseifici piemontesi per poi trasformarlo in formaggio italiano dobbiamo far qualcosa prima di soccombere». A Bari gli agricoltori della Coldiretti vanno con i barchini all’arrembaggio delle navi che scaricano grano importato. Dalle stalle che dalla pianura torinese si estendono fino ai piedi delle montagne del cuneese e risalgono verso la Val d’Ossola, gli autoconvocati del latte lanciano la prima campagna pubblicitaria di promozione low cost autofinanziata per spiegare, anche al vicino di casa, che «gli italiani lo fanno meglio». Il latte.

Per loro è una questione di vita o di morte. «Ci siamo organizzati con gruppi di volontari Comune per Comune», racconta Silvano Basano che ha un’azienda agricola ad Airasca, in provincia di Torino.

Tra Airasca, Scalenghe, Racconigi è nata lo scorso autunno una protesta spontanea che ha coinvolto anche mangimisti, venditori di macchine agricole e agronomi. Una mobilitazione trasversale perché quando «non si guadagnano, e dunque, si perdono 1000 euro l’anno su una mucca, prima di fallire si taglia il resto, cioè non si rinnova il parco macchine, si rinviano i pagamenti ai fornitori e si tagliano le consulenze di chi ti può spiegare come migliorare produzione e reddito della tua azienda», spiega Paolo Druetta che vende mangimi con base a Scalenghe e di fatto è il coordinatore social di questo movimento che attraverso un gruppo WhatsApp coordina mobilitazioni e iniziative.

Fonte: Maurizio Tropeano Lastampa.it

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